Salsa verde

Il prezzemolo è un erba che va su tutto, sta bene in ogni dove ed è uno degli odori principe nella nostra cucina dove si usano solo le foglie che vanno tolte dal gambo e usate intere o tritate.
Tranne nel tiramisù il prezzemolo va con tutto.
Scherzi a parte, il prezzemolo sta bene con le verdure come i carciofi, le melanzane e le patate; con il pesce come l’orata, il tonno o le seppie; il bagnetto verde (bagnèt verd), la salsa verde da usare con i bolliti alla piemontese è a base di prezzemolo.
Potete anche usarlo sulla carne cruda, come il carpaccio per profumarlo o anche sulla tagliata.
Gli spaghetti con i frutti di mare hanno il giusto tocco se li servite con un pizzico di prezzemolo fresco tritato.
Insomma … mai senza prezzemolo!

Questa sera a casa mia si usa per preparare la: SALSA VERDE che utilizzeremo per accompagnare delle uova sode e del bollito.
Salsa tipica piemontese dove il prezzemolo fa da protagonista.

 

 

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Audrey mia madre #unlibroalmese

Ho sempre adorato Audrey Hepburn, chi non lo ha fatto amando il suo stile a metà strada tra malizia e innocenza, immagine eterea ed elegante di eterna ragazzina.
Folte sopracciglia ad ali di gabbiano, fisico filiforme, occhi da cerbiatto messi in risalto da un rigo di eyeliner e un po di mascara.
Il suo stile, classico e intramontabile è di ispirazione ancora oggi.
Per tutti noi Audrey Hepburn, si cela dietro l’immagine collettiva di un tubino nero e di un paio di grandi occhiali da sole.
Attrice, icona di stile e ambasciatrice UNICEF.
Questo libro porta alla luce la vera Audrey, descritta dal figlio Luca Dotti, nell’unico ruolo che aveva veramente scelto per se stessa: quello di mamma.
Una mamma cuoca, giardiniera, golosa, curiosa, riservata e affettuosa, tanto esile quanto forte, amante della cucina, dell’orto, dei cani e di quelle piccole cose che alla fine si rivelano le più importanti.
” Ecco, questa è la mia casa, io sono così, non aspettatevi che sia diversa”.
Pagina dopo pagina, l’immagine impressa sulle locandine perde i contorni a vantaggio di una donna concreta, dalle origini contadine, consapevole che nutrire equivale a creare ricordi attraverso il cibo, saldare legami, stabilire appartenenze.
Un libro/ricettario se cosi lo possiamo chiamare, con 250 foto private, innumerevoli aneddoti, e sopratutto 70 ricette di famiglia provenienti dal quaderno che Audrey utilizzava per raccogliere i piatti che più amava.
Saranno proprio queste ricette il filo conduttore per ricostruire la vita dell’attrice, ritraendola nella sua veste privata e inedita.
Come ci racconta il figlio stesso, il libro nasce dalla sua esigenza di raccontare ai propri figli chi si celava dietro quel tubino nero, chi fosse veramente la loro nonna: “perché per raccontare la vera Audrey le immagini domestiche non sono meno importanti delle foto inpeccabili in bianco e nero che la ritraggono, e che le note a margine delle sue ricette preferite contano tanto quanto le annotazioni sui suoi copioni”.

Credo che questo libro sia la più bella, umana e fedele biografia di Audrey Hepburn.

E’ l’essenza stessa della differenza tra “preparare da mangiare” e “cucinare”.
“Cucinare è un lessico familiare da tramandare, intrecciato con cura tra ricette scritte a mano su quaderni macchiati, case che odorano di torte appena sfornate, di menù sempre uguali nelle date comandate, piatti preferiti che consolano e dei quali si avverte la mancanza”.

A  24 anni dalla sua scomparsa, Luca Dotti raccontando sua madre, ci ha regalato un immagine bellissima, di una donna che ancora oggi manca, dandoci modo di farcela sentire vicinissima.
“Non ho mai conosciuto Audrey Hapburn” questo l’attacco del libro, per Dotti l’unica donna che ha conosciuto è stata sua madre.

Da bambini si cerca sempre la mamma.
Quello che si scopre crescendo è che non solo non si smetta mai di cercarla, ma quasi sempre si finisce per trovarla esattamente nello stesso posto in cui si correva da piccoli: la cucina”.

Se la mia recensione vi ha incuriositi potete acquistare il libro nella vostra libreria di fiducia oppure online con il 15% di sconto.

Buona lettura 
Coralba

Ricciarelli #aspettandonatale

A casa mia non è Natale se non ci sono loro: I Ricciarelli.
Dolce tipico senese a base di mandorle, zucchero e albume d’uovo.

Il loro impasto di mandorle a casa mia viene arricchito da scorza d’arancia o limoncello e fatto riposare rigorosamente due giorni prima di essere cotto.
La versione classica (senza limoncello) molto gradita a mio padre, finisce sempre per essere inzuppata in un bicchierino di Vin Santo a conclusione del pranzo di Natale.

Ecco la mia versione per rendere ancora più dolce il vostro Natale.
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Salmone grigliato con insalata di Alghe Wakame

Tra una settimana sarà Natale e ho deciso di proporvi un piatto leggero, ma allo stesso tempo molto gustoso e sopratutto fuori dai soliti schemi.
Ad aiutarmi in questo, sono stati i prodotti della linea Nova Terramarchio Toscano che produce mix per zuppe e minestre, cereali biologici e un ampia gamma di semi oleosi.
Da oltre vent’anni sinonimo di alimentazione naturale, è un punto di riferimento per chi vuole ricevere un alimentazione sana e golosa.
Da qualche tempo stanno proponendo anche una linea di alghe che ben si prestano ad un utilizzo fusion e creativo in cucina.
I prodotti Nuova Terra aiutano a seguire un alimentazione naturale con un ampia gamma di cerali, cous cous, legumi, zuppe, minestre, tanti prodotti della Linea Bio, dedicati a chi sceglie uno stile di vita sostenibile ed una linea Gluten Free, dedicata a chi non vuole rinunciare al gusto, ma deve seguire una dieta specifica.

 

La ricetta che vi propongo oggi è un secondo piatto completo di contorno che lascerà i vostri ospiti estasiati.

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La Maionese di Petronilla #ceraunavoltalacucina

Sabato 19 Novembre è andata in onda la seconda puntate della mia rubrica intitolata “Cera una volta la cucina”, all’interno del programma radiofonico Sfornellirene, su Whiteradio.

In questa puntata abbiamo parlato degli anni 30 e di Amalia Moretti Foggia, una delle figure femminili che hanno dominato il Novecento.
Donna che durante il periodo fascista, ha contribuito a cambiare la cucina, il rapporto delle donne con il cibo e di conseguenza il paese.
Nata a Mantova nel 1872, fu una delle prime laureate in medicina in Italia.
Curò per anni le rubriche “La parola del medico” e “Tra i fornelli” della Domenica del Coriere, sotto gli pseudonimi del Doot. Amal e di Petronilla.
I suoi scritti sono una delle più preziose testimonianze sulla cucina e sui modi delle casalinghe degli anni 20 e 30.
Petronilla, grandissima cuoca, fa delle sue ricette dei racconti stupendi che sanno di casa e di famiglia.
In un periodo difficile, dove c’era il razionamento, le tessere, la guerra, fame e miseria, lei riesce a consolare e rassicurare le donne, che il piccolo mondo domestico non verrà sgretolato dalle tragedie che incombono.
Dunque, la fame c’era, il tesseramento pure, ma Petronilla cerca di renderli meno drammatici, quasi un gioco, una recita tra amiche.
Racconta di Adalgisa che si preoccupa degli appetiti del consorte, della Giovanna “donna modernissima” che confessa le sue colpe: utilizzare prodotti in scatola.
L’inverno e la miseria avanzano, le donne sono sconvolte dalla fatica e dalla penuria economica e Petronilla adesso insegna loro più che a vivere a sopravvivere e come farlo con gusto.
Lo fa addirittura usando la magia.
E’ infatti un incantesimo quello con il quale strega i palati, mettendo in tavola gli stessi piatti di sempre, ma senza gli ormai introvabili ingredienti.
Crème caramel senza uova ne latte, cioccolata in tazza senza cioccolata, zuppa sena pasta, sughi finti, marmellate senza zucchero, torta Margherita di fagioli e la più famosa di tutte … la maionese senza olio.
E’ questo il merito e la genialità della Dott.sa Amalia Moretti Foggia: essere l’amabile Petronilla che ha aiutato un intera generazione di donne non solo ad affrontare le difficoltà del vivere con una certa leggerezza, ma anche, se non a lenire i morsi della fame, quantomeno a convincerle che fosse possibile farlo. E non è poco.

Petronilla è il ritratto di una donna speciale e oggi che siamo di nuovo in tempi di crisi, di Petronille ce ne vorrebbero molte.

Sulla base di quello che ho letto e di quello che vi ho raccontato, ho deciso che il piatto del Trentennio è senza dubbio alcuno …
La gialla salsa Maionese.

Ovviamente quella di Petronilla con poco olio e poche uova, ma che era in grado di rendere squisiti i pomidori crudi e l’insalata di varie verdure lesse. Continue reading “La Maionese di Petronilla #ceraunavoltalacucina”

Pizzette alla birra con gorgonzola e confettura di cipolle Panissimo#45

 Pure Stagioni  è un azienda fiorentina che produce confetture semplici e genuine rispettando la stagionalità dei prodotti.

Dall’ incontro di Panissimo#45  e Pure Stagioni è nato un contest, una sfida fra blogger per preparare ricette di lievitati che abbiano fra gli ingredienti una delle confetture e marmellate che l’azienda produce.

Ho pensato molto a cosa avrei potuto preparare con queste ottime confetture e tra un cucchiaio e l’altro, mentre gustavo la confettura di Mirtilli, di Albicocche e di Cipolle, ho avuto l’ispirazione e tre ingredienti mi si sono palesati davanti:
Birra Bionda Doppio Malto, Gorgonzola Dolce e Confettura di Cipolle, adesso, dovevo solo fargli lievitare.
Visto la mia adorazione per la Pizza che mangerei ad ogni ora, ho pensato di realizzare delle pizzette sfiziose, saporite e irresistibili, ideali per un aperitivo, un antipasto, o una cena a buffet.
Un impasto alla birra a lunga lievitazione e come condimento del gorgonzola e della confettura di cipolle.

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Vellutata di Zucca e Tabasco

Pochi tessuti accarezzano i nostri sensi con una tale intensità e solleticano la nostra fantasia, narrandoci storie di interni opulenti e abiti regali: il velluto con i suoi toni brillanti e la calda sericità, ha questa dote.
Lucido e morbido al tatto, ma anche prezioso e delicato, spesso arricchito con lamine d’oro o d’argento.
Allo stesso modo la Vellutata deve essere in grado di trasmettere queste sensazioni attraverso i nostri organi di senso.
La vellutata è composta solamente da due, massimo tre tipi di verdure e gli abbinamenti classici sono in genere: patate-porri, zucchine-patate, carote-patate.
Per legare gli ingredienti e dargli una struttura più appetitosa e morbida a fine cottura si aggiunge panna da cucina o tuorli d’uovo.
La Vellutata di Zucca, delicata e confortevole, con il suo profumo autunnale e la sua consistenza inconfondibile, è un primo piatto ideale per scaldare cuori e palati nelle sere più fredde, la sua allure elegante la rende ideale anche per cene sofisticate e occasioni speciali.
Per dare a questa vellutata un tocco stuzzicante, ho deciso di aggiungere del Tabasco, salsa estremamente piccante preparata con peperoncini ,sale ed aceto.

Troverete questo piatto estremamente piacevole, scoprendo la dolcezza della zucca, la delicatezza del velluto e l’intensità del Tabasco.
Un piatto per me estremamaente Alchemico, come la persona per cui l’ho cucinato!

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“Fragole a Merenda” di Sabrine d’Aubergine #unlibroalmese

Due anni fa chiesi a Babbo Natale questo libro in regalo e da allora, è parte attiva e integrante della mia cucina.

Fragole a merenda non è un libro di ricette, ma piuttosto una raccolta di racconti di straordinaria quotidianità che si trasformano in ricette, dove gli ingredienti si mescolano con le storie di persone e i ricordi d’infanzia, il tutto descritto in maniere colorata, semplice ed esaustiva.
Le colazioni, sono le protagoniste in tutte le 350 pagine di questo libro, dove foto bellissime ti aprono le porte di una casa, lasciandoti percepire i profumi di mille ingredienti.
Ricette dolci e salate talmente semplici che invogliano anche il più pigro dei principianti a mettersi ai fornelli, studiate per tutti quelli che hanno voglia di stare in cucina con leggerezza e sopratutto divertendosi.
Un libro estremamente curato in ogni dettaglio, con una sessione “accorgimenti”, dove l’autrice rivela piccoli segreti che renderanno le vostre ricette veramente uniche.

Semplicità e leggerezza gli ingredienti segreti di questo libro che vi porteranno in una autentica “cucina di casa”, con le finestre sui tetti di città e un passavivande aperto sul mondo.

Fragole a merenda: il libro (Guido Tommasi Editore))
Sabrine d’Aubergine l’autrice di questo libro è anche l’autrice di un raffinato blog, diario di avventure quotidiane e affidabilissimo ricettario.
Dimenticavo di dirvi che il blog di Sabrine si chiama appunto … Fragole a merenda.
Se la mia recensione vi ha incuriositi potete acquistare il libro nella vostra libreria di fiducia oppure online con il 15% di sconto.

Buona lettura 
Coralba

 

Minestrone alla Toscana #ceraunavoltalacucina

Sabato 22 Ottobre è andata in onda la prima puntate della mia rubrica intitolata “Cera una volta la cucina”, all’interno del programma radiofonico Sfornellirene, su Whiteradio.
Attraverso la radio, Vi racconterò come è cambiata la cucina nel corso degli anni e insieme riscopriremo i piatti di una volta.
Ho deciso di partire proprio dal 1920 perché in questo decennio, precisamente il 6 Ottobre del 1924, andò in onda il primo programma radiofonico italiano.
Gli anni 20 detti anche anni ruggenti, lasciano alle loro spalle la fine della prima guerra mondiale e per tutti, finisce un incubo e inizia una nuova era.
Fu un decennio ricco di scoperte, avvenimenti e sopratutto di molti cambiamenti.
Tra il Duce “Salutista” e i consigli di “Petronilla” si fa avanti la cucina del ventennio, ma la vera pietanza di questo periodo è senza dubbio la minestra, con le sue varianti estreme, della zuppa liquida e del minestrone solido, un piatto che vuole e trova, molte verdure fresche ogni mese dell’anno.
La minestra è un po il concetto delle soffocanti virtù domestiche piccolo borghesi su cui si fonda il fascismo: risparmio, sostanza e imitazione.
Una buona via di mezzo tra la polenta contadina (sostanza senza forma) e il brodo aristocratico (forma senza sostanza).
La minestra come segno distintivo di una classe sociale in ascesa, una portata casalinga e popolare, ma che esige quel tanto di affezione di “civiltà”, abilità e buone maniere, in chi la cucina, in chi la serve e in chi la mangia.
Tutti devono usare e bene, se non altro, almeno la scodella e il cucchiaio.

MINESTRA, MINESTRONE O ZUPPA?
La distinzione tra zuppa e minestra sta negli ingredienti utilizzati per arricchire il piatto, oltre alle verdure.
Nella zuppa non compare mai né riso né pasta, ma può essere servita solamente con pezzi di pane, più o meno grandi.
Le verdure utilizzate per le minestre o le zuppe sono essenzialmente le stesse e sono legate alla tradizione culinaria regionale, alle coltivazioni locali, alle stagioni e ai gusti personali.
La zuppa in genere ha un aspetto più denso e consistente della minestra, perché per prepararla viene utilizzato meno brodo o perché l’aggiunta del pane la rende più asciutta.
La minestra invece è più liquida a seconda del brodo utilizzato.
A metà tra la zuppa e la minestra c’è il minestrone, nato dopo la scoperta dell’America e l’introduzione in cucina di alcuni ingredienti fondamentali come le patate e i fagioli.
Questi ingredienti hanno legato e arricchito le erbe e gli ortaggi utilizzati fino ad allora creando una minestra più consistente e simile alla zuppa.
Il minestrone italiano per eccellenza è caratterizzato dall’utilizzo di verdure di colore verde, rosso e giallo e dall’aggiunta di pasta.

Sulla base di quello che ho scoperto ripercorrendo gli anni ruggenti e visto che in autunno sono tante le possibilità che la terra ci offre: cavolo nero, bietole, zucca gialla ecc … ecc …, ho deciso di proporvi un intramontabile piatto della cucina Toscana … IL MINESTRONE.

Nella mia versione ho utilizzato anche verdure estive del mio orto che avevo congelato, ma nel 1920 si utilizzavano solo verdure, legumi e tuberi di stagione.
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Salsa alle verdure

La salsa alle verdure è un condimento molto versatile che io utilizzo spesso, sopratutto quando ho delle verdure rimaste sole solette in frigorifero.
Potete comporla con le verdure che più vi piacciono, o come nel mio caso, con quelle che avete a disposizione in quel momento.
Ideale come condimento per la pasta, ma anche come contorno.
Questa volta, avendo del pane raffermo in dispensa, ho deciso di realizzare una salsa da spalmare su delle bruschette.
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